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Colonnata

Colonnata, a 8 Km da Carrara, si trova nella cornice naturale delle Alpi Apuane ed è raggiungibile dalla antica strada che passa per i borghi di Vezzala e Bedizzano. È collocata all’interno del comprensorio delle cave, qui si trova il bacino di Gioia, una delle cave maggiori, sfruttata con un’estesa lavorazione a gradini, che produce marmo venato, arabescato e bardiglio. La cava venne sfruttata anche in epoca antica, come provano i ritrovamenti di monete ed epigrafi incise direttamente sulla roccia. Le origini di Colonnata risalgono al a.C., il nome si riteneva derivare dal vocabolo latino columna, per indicare il luogo in cui venivano estratte le colonne di marmo da inviare a Roma ma potrebbe anche essere ricollegato ai termini latini collis (“colle”) o columen (“sommità”). Nella zona si stabilì forzatamente una colonia di schiavi per lo sfruttamento intensivo delle cave; inoltre la posizione dell’abitato, sicura e lontana dalla pianura, favorì l’insediamento umano a scopo difensivo; è possibile infatti che Colonnata sia stata, nell’alto medioevo, una roccaforte per i popoli che si sono succeduti in queste zone (Bizantini, Goti e Longobardi). La chiesa del paese sembra sia stata edificata nel XII secolo. L’allevamento dei maiali (che come è noto fu introdotto dai Longobardi) e la capacità nel lavorarne le carni, la coltivazione di castagno e ortaggi, il terrazzamento delle piane, la pastorizia, sono tutte attività che si svilupparono nel basso Medioevo e hanno costituito la base dell’economia del borgo a partire dalle sue origini. Il paese, avendo poco spazio disponibile, si articola in un intreccio di viuzze che ricorda i carrugi liguri. Numerosi sono i collegamenti con il lavoro in cava (Monumento del Cavatore) e con i vecchi sistemi di trasporto del marmo. Qui viene prodotto il celeberrimo lardo, una squisitezza che in qualche modo, nel colore e nelle venature, assomiglia al marmo, nelle cui apposite vasche viene stagionato e conservato. Il lardo era innanzitutto una fonte calorica necessaria per sopportare il freddo e le fatiche del lavoro in cava. Il 24 agosto 1944, arriviamo così ai giorni nostri, durante la seconda guerra mondiale, l’abitato fu bruciato dai nazifascisti.