Il borgo si trova geograficamente al confine coi territori di Luni e Sarzana e questa posizione, per secoli, rese precaria la sicurezza degli abitanti e impedì al paese di prosperare tranquillo. Fontia, benché politicamente legata alla Signoria di Carrara, dipese da Luni prima e da Sarzana poi. I Fontiesi pagavano forti tributi al Castello di Moneta per assicurarsi il diritto d’asilo fra le sue mura in caso di guerra. Dal XVI secolo, quando i Cybo-Malaspina stabilirono la pace con la Repubblica di Genova, cominciò anche per Fontia una crescente espansione in quanto si resero possibili accordi e scambi fruttuosi con l’oltrevalle. Il paese, durante il Risorgimento divenne luogo di transito, rifugio e complotto per patrioti. Dopo l’unità d’Italia, il borgo, proprio grazie alla sua collocazione assunse un’importanza strategica: la strada costruita nel 1885 come collegamento al piano (realizzata per ragioni prevalentemente militari) fu determinante per il suo sviluppo. Oltre alla piena autonomia economica il paese volle conquistare anche l’esercizio della libertà religiosa ed ottenne che la sua chiesa fosse separata dalla Pieve di Ortonovo dalla quale era stata, per secoli, dipendente. All’inizio del centro abitato, troviamo, appunto, la chiesa di Santa Lucia situata su una terrazza panoramica che domina il circondario, al suo interno è conservato un dipinto di Arturo Dazzi (pittore e scultore carrarese) raffigurante l’Angelo della pace. L’oratorio di Santa Lucia venne edificato nel XVII secolo, inizialmente solo a servizio del cimitero, poi assurto a luogo di culto; venne distrutto alla fine della seconda guerra mondiale e ricostruito nello stesso sito fu inaugurato, il 16 aprile 1965, dal vescovo locale Carlo Boiardi. Nel borgo, caratterizzato da strette viuzze, si trova anche l’antica chiesa di San Nicolò eretta nel XIV secolo.